Il dipendente a tempo indeterminato: una figura in via d’estinzione?

Posted under Notizie e aggiornamenti di admin on lunedì 6 ottobre 2014 at 08:00

E’ indubbio che la figura del dipendente sia cambiata rispetto a qualche tempo fa. Oggi sono sempre di meno coloro che possono vantare un contratto di lavoro a tempo indeterminato e, in ogni caso, anche averlo non significa certamente avere la certezza di poter lavorare nella stessa azienda fino alla pensione. Una delle figure di contratto che si sta diffondendo in maniera sempre maggiore è quella del tempo determinato o atipico, ovvero un contratto avente una certa durata che va da pochi mesi fino ad alcuni anni.

Tale contratto di lavoro favorisce la flessibilità del lavoro, la quale ha l’obiettivo di migliorare la disoccupazione e farla diminuire. Quando si parla di lavoro flessibile, dal punto di vista del dipendente si ha principalmente la visione di un posto di lavoro “a scadenza”, al termine del quale non si sa se si potrà continuare ancora a lavorare per la stessa azienda, mentre dal punto di vista aziendale significa una maggiore libertà di organizzare la propria forza lavoro come meglio si crede, anche in base a periodi di maggiore o minore richieste di commesse e lavori.

Indipendentemente da tutto, il dipendente conserva in ogni caso le sue tutele, da quelle in termini di disoccupazione fino a quelle relativamente a prestiti e finanziamenti, che rimangono ancora vantaggiosi e convenienti, soprattutto se chiesti ad aziende specializzate come Tutto Dipendenti.

Il futuro sembra dunque tracciato, nel senso che il lavoro a tempo indeterminato è una “specie in via d’estinzione”, nell’attesa che si diffonda in maniera sempre più forte il contratto a tempo determinato, il vero futuro del nostro mercato del lavoro.


Gli indicatori della crisi

Posted under Notizie e aggiornamenti di admin on giovedì 21 agosto 2014 at 08:37

La crisi economica è tutto intorno a noi, si “respira” e si vive nel quotidiano, con un numero sempre maggiore di negozi che vengono chiusi. Si parla tanto di crisi, anche in TV, ma cos’è la crisi? Come la si fa a riconoscere e quali sono gli indicatori che ci possono far parlare di crisi economica?

L’aumento della disoccupazione è indubbiamente il primo e forse più importante indicatore economico. L’incremento del numero di persone che è senza un lavoro è indice che l’economia non va a pieno regime e che sempre più aziende sono costrette a ridimensionarsi per poter andare avanti.

Un altro indicatore è sicuramente legato al “mattone”, ovvero le case, la cui vendita rallenta perché sono sempre di meno le persone che possono riuscire ad ottenere un mutuo (oppure sono sempre di meno le persone che si sentono sicure nell’ottenerlo, considerando che un prestito di questo genere impegna per i prossimi anni a dei rimborsi fissi mensili decisamente importanti). Lo stesso discorso vale ovviamente anche per i finanziamenti “meno impegnativi”, come quelli per acquistare un’auto o una vacanza, siano essi prestiti a protestati o concessi a persone che non hanno mai avuto problemi di credito fino ad ora.

Legato a questo discorso c’è anche il fatto che le banche concedono meno finanziamenti (si dice che “chiudono i rubinetti del credito”) sia a privati che ad aziende, il che ha un effetto a catena sulla liquidità delle imprese, che non possono spendere o investire, con conseguente effetto negativo sulla produttività, che non aumenta e che non riesce a far diminuire l’occupazione.

Ecco, siamo tornati al primo punto e il cerchio si chiude. Gli indicatori della crisi sono diversi, come abbiamo potuto vedere, mentre sono ancora più numerosi le conseguenze che la crisi stessa ha a livello sociale, tra generazioni perdute e persone che cadono in depressione.


Italia: ancora la patria mondiale del cibo?

Posted under Notizie e aggiornamenti di admin on giovedì 24 aprile 2014 at 08:19

Italia e buon cibo, un binomio indissolubile. Alcuni dei più noti prodotti celebri del mondo del “food”, come la mozzarella Galbani, il parmigiano Reggiano, prosciutto di Parma e la pasta De Cecco, sono sempre sulla cresta dell’onda in questo settore, offrendo dei prodotti di assoluta qualità.

Peccato che non sia esattamente così e infatti alla domanda “L’Italia è ancora la patria mondiale del cibo?”, purtroppo non si può più dare una risposta precisa. Anzi, secondo alcune classifiche, come quella di Oxfam, il belpaese non è più in testa alla classifica che premia la qualità del cibo consumato dai suoi cittadini, battuto da stati come Olanda, Francia e Svizzera. La strada da fare per tornare in testa alla classifica del “mangiar bene” è ancora lunga.

Il problema principale del nostro paese è il costo della qualità del cibo consumato: prezzi alti e crisi economica che impazza rendono sempre più difficile, per le famiglie italiane, avere a tavola prodotti di prima qualità. Praticamente, i nostri supermercati ci propongono il prodotto perfetto da consumare, ma spesso le mamme di famiglia sono costrette a lasciarlo lì ed optare per delle alternative, altrimenti il bilancio non quadra.

Mangiare bene non è un’alternativa, poiché ne va della nostra salute, e quando si scelgono prodotti di bassa qualità è un po’ come “farci del male”. I grandi “brand” lo sanno e per questo motivo cercano di mettere a disposizione dei prodotti di qualità a prezzi il più accessibile possibile. Questo, oltre che l’affidarsi ai più noti marchi, come la già citata Galbani, garantisce, sulla propria tavola, prodotti che ci permettono di mangiare bene e stare in salute.


Cessione d’azienda: tutti gli impicci della burocrazia italiana

Posted under Notizie e aggiornamenti di admin on venerdì 14 febbraio 2014 at 08:04

La cessione di azienda è una delle situazioni più tipiche del mondo del lavoro, anche in Italia. Si tratta di una situazione nella quale il proprietario di un’azienda decide (per qualunque motivo) di vendere la sua “creatura” a potenziali acquirenti.

Il processo, come si può immaginare, è molto delicato e mira a tutelare entrambe le parti.

Tra i vari “impicci” che la burocrazia italiana porta alla fase di cessione dell’azienda, la prima riguarda sicuramente la necessità di avere il contratto di vendita con firme autenticate da un notaio. Questo comporta dei costi per la prestazione del professionista.

Inoltre, dopo l’introduzione dell’IMU con il governo Monti, la legge dà maggiore rilievo al nuovo metodo di conteggio delle rendite catastali (fondamentali per calcolare quanto dovuto in termini di tale tassa) e rende nulla la cessione dell’azienda ai soli fini fiscali.

La legge italiana, inoltre, tutela il lavoratore dell’azienda ceduta. Egli può chiedere al nuovo datore di lavoro il pagamento di eventuali crediti di lavoro che derivavano dalla “vecchia gestione”. In questo caso vecchio e nuovo proprietario sono responsabili in solido. Il nuovo proprietario, inoltre, dovrà applicare in ogni caso il contratto collettivo nazionale, fino al momento della sua scadenza.

La cessione dell’azienda non è un motivo valido ai fini del licenziamento dei dipendenti se l’azienda ha più di 15 dipendenti. Da questo punto di vista c’è un‘altra necessità che potrebbe scoraggiare, in qualche modo, l’acquisto di un’azienda. Occorre, infatti, dare comunicazione scritta alle varie rappresentanze sindacali della cessione aziendale in maniera che esse possano avviare tutte le procedure di verifica necessarie alla tutela dei dipendenti.

Un ultimo appunto relativo ai debiti: l’alienante non è liberato dai debiti pregressi la vendita, tranne se i creditori vi abbiano acconsentito.

 


Le capitali del cake design nel mondo

Posted under Notizie e aggiornamenti di admin on martedì 11 febbraio 2014 at 08:20

Cake design che passione. Una volta era la semplice torta di mele, decorata al massimo con una spolverata di zucchero a velo, oppure torte con cialde disegnate e ciuffi di panna montata. Oggi, questi dolci, hanno lasciato il campo alle sofisticate creazioni in pasta di zucchero. Il cake design nasce in Inghilterra nel 1840, anno in cui si sposarono la regina Vittoria e il principe Alberto di Sassonia, e al cui banchetto nuziale venne proposta una torta decorata come fosse una vera scultura. Sebbene anche i francesi pretendano la paternità di questo modo artistico di decorare le torte, Londra vanta numerose attività commerciali in cui si vendono capolavori in pasta di zucchero e dove si organizzano corsi di di formazione.

Uno di questi è senza dubbio quello di Peggy Porschen, a Belgravia, Londra. La famosa cake designer, che ha fondato l’attività col marito, crea deliziose torte dal design originale, gioielli di zucchero preziosi e commestibili. Negli Stati Uniti, invece, a dettare legge in fatto di cake design è New York, grazie alla presenza della rinomata e celeberrima pasticceria Carlo’s bakery di Buddy Valastro. Il bravo pasticcere è divenuto famoso grazie a un reality che ha sdoganato le sue produzioni in tutto il mondo. Ma in America i cake designer sono tantissimi, tutti con un loro personale stile che li rende inconfondibili.

A Parigi si può fare un salto nel negozio La briochine dove il cake design ha un posto d’onore grazie alla passione di Marion Delaunay, abile pasticcera che ha studiato quest’arte dolciaria negli Stati Uniti. Anche il sol levante ha ceduto al fascino del cake design. Chi si trova a passeggiare per le vie di Tokio potrà cercare le torte della bravissima Maki, al secolo Makiko Searle che, con la sua abilità, ha fuso la creatività orientale con le tecniche di cake design americane. Ma l’Italia come ha accolto questa nuova tendenza? Esterofila, come sempre, a braccia aperte. La moda del cake design impazza in tutto lo stivale, da nord a sud. Recente la fiera di cake design a Bologna, dove si sono incontrati i migliori pasticceri del settore nazionali.


Imprese da guardare per il 2014

Posted under Notizie e aggiornamenti di admin on martedì 14 gennaio 2014 at 09:01

Nonostante l’avverso periodo economico che perdura già da qualche anno, ci sono alcune aziende che non hanno perduto il loro successo delle loro produzioni.
Si possono considerare come dei caposaldo per alcuni prodotti che commercializzano con un certo successo e non solo all’interno del mercato nazionale.

La Smeg di Guastalla (Reggio Emilia) può considerarsi un’azienda globale.  16 le filiali in tutto il mondo oltre due rappresentanze ed una rete capillare di distributori ha fatto del ‘made in Italy’ la sua mission soprattutto nel settore delle cucine: i frigoriferi Smeg restano il prodotto forte di gamma.

La Samsung, nata nel 1969 è uno tra i dieci brand al mondo a livello di tecnologia.  Smartphonesmart tv in high definitiontablet sono alcuni dei prodotti di punta dove l’innovazione viaggia al passo con i tempi.

La Luxottica di Agordo è divenuta con gli anni, una tra le imprese italiane citate dalla rivista ‘Forbes’ tra quelle definite importanti a livello di fatturato mondiale. Non solo lenti ed occhiali, ma un prodotto sempre curato nei materiali, frutto di ricerca, e nello stile per seguire la missione dell’italian style nel mondo.

La Diadora, azienda storica di abbigliamento sportivo, ripresa da un quasi fallimento è stata ricondizionata e rilanciata, salvaguardando tutto il suo glorioso passato e questo ad opera del suo presidente, targato Geox.

Nell’ambito del comparto agroalimentare il presidio Slow Food  pur operando come associazione ha lanciato e patrocinato manifestazioni, kermesse, corsi alimentari, atti a sensibilizzare l’opinione pubblica dei consumatori e le aziende produttrici, verso la cultura di una corretta alimentazione che tenga presente storia del territorio e delle tradizioni.

Questoè  solo un piccolo memo circa le aziende da seguire durante il 2014 per avere la riconferma del loro successo e dei traguardi che possono ancora raggiungere tramite la professionalità e l’innovazione.


Capodanno 2014: dove festeggiarlo

Posted under Notizie e aggiornamenti di admin on martedì 29 ottobre 2013 at 08:33

Il capodanno è uno degli eventi maggiormente attesi da persone in tutto il mondo, dato che sono tanti i luoghi dove poterlo festeggiare con gli amici o con il partner. Ecco alcuni esempi.

Amsterdam. La città olandese per l’Oudejaarsavond (Capodanno) è un tripudio di champagne e fuochi d’artificio. A mezzanotte la gente scende in piazza per festeggiare. Il conto alla rovescia per accogliere il 2014 avrà, come di consueto, luogo presso la grande piazza di fronte al Rijksmuseum di Museumplein. Le zone da visitare sono sicuramente Nieuwmarkt e Piazza Dam, dove ci sono i classici concerti di capodanno.

Budapest. Lo “szilveszter” (capodanno in ungherese) porta grandi folle nelle piazze principali della città. Dopo l’inno nazionale, la mezzanotte è ricca di fiumi di champagne, baci con altre persone e fuochi d’artificio. In piazza Vörösmarty si celebrano una tre giorni che va dal 30 dicembre al 1° gennaio, con tanti spettacoli dal vivo. I trasporti pubblici funzionano per tutta la notte del 31 dicembre.

Parigi. Una folla festante si ritrova lungo gli Champs-Elysées, da cui poter ammirare una splendida vista delle luci notturne della Torre Eiffel. Per chi cerca il divertimento “interno”, ci sono tante discoteche e ristoranti. Il giorno di Capodanno c’è la Grande Parade de Paris, con carri, bande e ballerini.

Milano. Orde di milanesi affollano le principali piazze della città per festeggiare il capodanno Milano 2014. Piazza del Duomo è il principale centro per ammirare i fuochi d’artificio.

Stoccolma. Il capodanno in questa città della Svezia si celebra solitamente a Skansen (i festeggiamenti principali si tengono ogni anno qui, sin dal 1895). Allo scoccare della mezzanotte in tutta la città ci sono festeggiamenti e banchetti a base di pesce nei vari ristoranti.


Ingegneria Finanziaria, il caso Pirelli-Camfin

Posted under Notizie e aggiornamenti di admin on giovedì 12 settembre 2013 at 14:53

Suscita ancora curiosità e polemiche il caso Pirelli Camfin. A poche ore dalla chiusura dell’Opa, 13 settembre 2012, gli animi non si placano. Consob continua le indagini sul prezzo dell’Opa su Camfin promossa da Lauro 61, newco partecipata da Marco Tronchetti Provera, Unicredit, Intesa Sanpaolo e famiglie Acutis, Rovati. Il caso è scoppiato quando è stato contestato il prezzo di 0,8 euro corrisposto a Malacalza per i titoli Camfin ceduti. Secondo le accuse tale prezzo sarebbe stato ribassato per agevolare l’acquisto da parte della newco che, d’altro canto, respinge recisamente le accuse.

Singolare però è l‘ulteriore manovra finanziaria compiuta dalla famiglia di imprenditori genovesi che, contestualmente, sono riusciti ad acquistare quote della Pirelli. Si parla di un interessante 6,98% venduto da Allianz e Fondiaria Sai, che secondo quanto sostengo i ben informati, avevano già espresso informale desiderio di uscire dalla holding. Le quote sono state acquistate quindi da Malacalza per 7,8 euro per azione, un prezzo piuttosto conveniente, – 12,5% rispetto al prezzo di chiusura della giornata che era stato di 8,915 euro.

Tutte queste operazioni hanno destato non pochi sospetti e le accuse non mancano. Si palesa lo spettro di un accordo segreto tra i due rivali finanziari Tronchetti Provera e Malatesta, ma naturalmente le parti citate in causa negano adducendo motivazioni abbastanza plausibili. Anche La Repubblica, entrata in contenzioso con Tronchetti Provera, ipotizza una sorta di scambio di azioni Camfin Pirelli.

Tronchetti Provera e Unicredit avrebbero così promosso la vendita a prezzo ribassato delle azioni Pirelli da parte di Allianz e Fondiaria Sai a favore di Malacalza Investimenti, che ora partecipa dunque direttamente in Pirelli, con l’unico scopo di mantenere più basso il costo dei titoli dell’Opa. Un ragionamento macchiavellico e tanto intricato ma che, a mente fredda, corrisponderebbe a un semplice “do ut des”. Gli organi preposti dovranno quindi stabilire se e quanto ci sia di vero in queste ipotesi e nel caso prendere i giusti provvedimenti.


Formazione online agenti immobiliari

Posted under Notizie e aggiornamenti di admin on sabato 13 luglio 2013 at 10:35

Una delle professioni più in voga in questi ultimi anni, assieme all’assicuratore, è certamente l’agente immobiliare.

Vi chiederete perché e la risposta è molto semplice, praticamente chiunque può diventarlo, non è una professione che necessiti di una conoscenza tecnica elevata e vi offre la possibilità di guadagnare buon denaro anche in poco tempo se vi dimostrerete capaci nella vostra professione. Riuscire però a vendere una casa o anche solamente ad affittarla in un periodo di crisi come questo non è certamente tra le cose più facili che si possano trovare però certamente il mercato si muove e può essere sfruttato, visto che l agente povera è certamente sempre più povera, ma in ogni caso la gente ricca continua ad esserci e di conseguenza anche il mercato immobiliare si muove di continuo.

Grazie ad Internet ora seguire un corso per divenire agente immobiliare è anche più semplici e si potrà imparare a divenire mediatori di un affare immobiliare in poco tempo e stando comodamente a casa propria. I corsi professionali durano in media dai 2 ai 6 mesi, in realtà però la Rete offre la possibilità di seguire corsi anche di solo 80 ore. Comunemente i giovani dinamici e che abbiano voglia di farsi vedere sono i soggetti migliori. Attraverso i corsi si imparerà la legislazione in merito alla professione stessa di mediatore, basi del diritto civile, di diritto tributario, si affinerà la conoscenza di contabilità generale e anche di ragioneria, oltre a studiare i mercati e le merci e basi di carattere socio-economico. La fine del corso sarà l’esame finale alla Camera di Commercio, per poi poter esercitare la professione.


La reinvenzione dell’area garibaldi Varesine

Posted under Notizie e aggiornamenti di admin on giovedì 13 giugno 2013 at 07:54

Ambizioso e nello stesso tempo rivoluzionario è stato il progetto di riqualificazione e trasformazione di un’enorme area fatiscente di Milano, che va dalla zona Garibaldi a Varesine.

Ma è stato portato a termine con successo ed entro i tempi previsti. Si tratta di una serie di aree che per anni sono state abbandonate e che abbracciano almeno 350.000 metri quadrati della superficie della città. E si trovano proprio nel cuore di Milano.  Il giovane ingegnere Manfredi Catella è stato l’uomo che si è occupato dell’impresa titanica,  trasformando questa parte fatiscente del centro di Milano, su incarico dell’amministratore delegato di Hines Italia, da zona degradata a dinamico centro di sviluppo d’avanguardia. Il duomo del business è stata battezzata questa costruzione.

La visione d’insieme dell’area è oggi omogenea, multifunzionale, organica ed esteticamente di enorme impatto. Sono stati investiti oltre due miliardi di euro nel progetto, ma la scommessa è stata vinta. Del resto la Hines, celebre società di intermediazione immobiliare, famosa in tutto il mondo, non ha mai sbagliato uno dei suoi 680 progetti realizzati sul pianeta.

Dopo aver unificato i vari rami di proprietà dell’immensa area e  portato a termine un difficoltoso e complesso progetto avveniristico, si è trattato di realizzarlo nella pratica. Non è stato facile organizzare il lavoro proprio al centro di Milano, usufruendo di pochissimo spazio a disposizione e con le aspettative e le pretese dell’ingegnere Catella, ma il lavoro complessivo è stato organizzato nei minimi dettagli.

Ad un’armoniosa edilizia privata si affiancano ora le essenziali attività culturali, gli uffici regionali e comunali e le nuove strade e aree verdi che hanno ridisegnato il volto di Milano.

 


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