La disoccupazione in Italia

La situazione dell’occupazione in Italia è in questo momento una delle meno favorevoli dell’Eurozona. Si tratta tuttavia di una situazione per certi versi controversa, fatta di luci e ombre. C’è infatti chi – come Cesare Damiano, Presidente della Commissione del Lavoro della Camera – di un “miglioramento lento ma continuo” della nostra economia e del mondo del lavoro. Simile, per forza di cose, la posizione del governo Gentiloni, sull’onda lunga del Jobs Act renziano, che mette in evidenza i piccoli ma significativi passi in avanti fatti nell’ultimo anno. Il dibattito è aperto e chiaramente non è facile dare una risposta univoca a queste suggestioni. Proviamo tuttavia a mettere in luce qualche dato, dando alcune indicazioni di massima sullo “stato di salute” della sfera professionale del Bel Paese e sulla situazione della disoccupazione in Italia. Uno dei più recenti e quotati studi legati all’argomento risale al luglio 2017. Si tratta di un’analisi su vasta scala dell’Istat che rileva e rivela una situazione tutt’altro che idilliaca, ma anche qualche segnale incoraggiante.

Primo dato: gli occupati sono in crescita dello 0.3% e possiamo tradurre questo numero con 59 mila unità occupate in più. Della stessa percentuale cresce però anche la disoccupazione giovanile… Secondo dato: gli occupati superano la soglia dei 23 milioni: non accadeva dal 2008, anno della mannaia della crisi. Terzo dato: rispetto al 2011 il nostro tasso di attività ha registrato un andamento positivo, crescendo più che in Francia, Germania e Spagna. Questo tuttavia non vuol dire la situazione complessiva sia migliore dei paesi citati. Merito dei corsi per disoccupati?

Ci sono almeno due tendenze da evidenziare: la prima è quella dei giovani sottopagati, la seconda è quella degli ultra-cinquantenni che non percepiscono la pensione e sono costretti a ricollocarsi nel mondo del lavoro.

Tra coloro che un lavoro invece sono riusciti a trovarlo spiccano tre categorie: la prima è quella delle donne (sempre di più rispetto agli uomini, sono loro che scelgono principalmente dei corsi di formazione per il disoccupato), la seconda quella degli stranieri (che forse optano per un ventaglio di scelta più ampio di quello degli italiani) e l’ultima quella dei giovani laureati. In particolare il dato sull’occupazione femminile è quello più lampante: un record in positivo, sebbene il divario con la corrispettiva occupazione maschile siano ancora piuttosto evidente.

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