Lo stato del tech in Italia

Qual è la situazione del tech in Italia? Di che fetta di mercato stiamo parlando? Quanto e come si investe in questo settore?

Per il momento il Bel Paese sembra trovarsi in una sorta di zona grigia da questo punto di vista. Da un lato sembra esserci sempre più interesse (e, dunque, investimenti) nell’orbita delle start-up e delle nuove tecnologie, dall’altro questa “attenzione” arriva con un certo gap di ritardo e se confrontiamo la situazione nostrana con quella di altri paesi europei ci rendiamo subito conto di esser costretti ad inseguire.

Tuttavia un dato parla chiaro: gli investimenti in start-up stanno aumentando. Nel corso dello scorso anno sono stati raccolti fondi per più di 180 milioni di euro. Parliamo di una cifra che segna quasi un +25% rispetto a quella dell’anno precedente. Tuttavia ben presto si scopre l’altra faccia della medaglia, ovvero che in paesi come Francia o Germania il cosiddetto “venture capital” vale addirittura fino a sette volte di più rispetto alla media italiana: in poche parole il giro d’affari legato a quella tipologia di “capitale di rischio” che è destinato ad essere investito in azienda ad elevato potenziale di sviluppo è più “appetibile” su tutta la linea.

Insomma, nel mettere i punti sulle i ai rapporti sullo stato del tech in Italia, va detto che indubbiamente aumentano il fatturato e dunque gli stipendi di tutti coloro che gravitano attorno all’orbita del settore; dall’altro che – come dire – c’è ancora molta strada da fare.

In questo senso, quali sono le “micro-nicchie” più lanciate? Oltre alle classiche Workstation e ai sempre verdi PC, un esempio particolarmente valido di arriva dal settore “legal”, ovvero tutte quelle applicazioni del tech nell’orbita della consulenza legale. Citiamo almeno un paio di eccellenze come Iubenda (per generare privacy o cookie), Kopjira (sulla protezione del copyright), LegalEYE (per tutelare dallo stalking) o LexDo.it (che mette a disposizione la consulenza di un avvocato).

Colmare il divario con il resto dell’Eurozona (in particolare dell’area mitteleuropea o dei paesi scandinavi) o coi colossi americani e asiatici non sarà facile, ma puntando sull’eccellenza e sull’innovazione l’Italia potrebbe scrivere pagine importati nel settore tech, anche in un futuro prossimo.

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