Marco Tronchetti Provera nell’era dei 5 stelle

Che Marco Tronchetti Proveranon abbia mai voluto legare indissolubilmente il suo nome a uno dei tanti movimenti politici che durante il suo quasi mezzo secolo di attività imprenditoriale hanno imperversato in Italia, non è un mistero. D’altronde, si tratta di un manager storicamente legato a doppio filo da un lato a Confindustria (entità dalla spiccata vocazione “popolare”) e con il mondo dell’imprenditoria nazionale e internazionale dall’altro, storicamente vicino agli ambienti del centro-destra.

Il suo unico vero endorsment a una forza politica risale infatti al 2013, anno in cui insieme ad altri industriali come Montezemolo e Della Valle appoggiò pubblicamente e finanziò la campagna elettorale di Mario Monti, premier uscente che si presentava alle elezioni con il neonato partito di Scelta Civica (che poi avrebbe sarebbe stato votato da poco più del 10% degli italiani).

Da qualche anno, tuttavia, la situazione politica italiana è cambiata radicalmente. Per ammissione stessa di chi oggi il governo lo guida, non esistono più le categorie di destra e sinistra (per quanto si tratti di un’affermazione ancora tutta da validare), e il baricentro del termometro politico si è spostato sull’asse che divide il polo del nazionalismo da quello dell’europeismo. Lega e Movimento 5 Stelle, le due anime dell’attuale maggioranza, non hanno mai fatto mistero di preferire il primo al secondo.

E appena pochi giorni dopo l’esito delle elezioni del 4 marzo 2018, Tronchetti Provera è stato contattato da Radio Capital per dire la sua sul nascente governo che di lì a poco avrebbe sarebbe stato composto da una solida metà pentastellata. Sulla falsariga di quanto dichiarato da Sergio Marchionne qualche giorno prima, anche Tronchetti Provera ha ammesso candidamente di aver visto “di peggio” rispetto al MoVimento creato da Beppe Grillo, soprattutto in quei governi che “di facciata erano molto stabili, basati su principi condivisibili [per] poi agire in modi irresponsabili”, sottolineando tuttavia la necessità di guardare a quelli che sarebbero stati nei fatti i veri programmi che sarebbero stati concordati quando il governo avrebbe effettivamente preso vita.

Tronchetti Provera e i 5 Stelle: uno sguardo oltre l’orizzonte nell’era delle piccole vedute

Il MoVimento 5 Stelle è per sua stessa natura una forza politica anti-establishment, e in un’ottica del tutto semplificata Tronchetti Provera l’establishment lo rappresenta. Qual è stata quindi la storia del manager di Milano nell’era dei Cinque Stelle? Da un punto di vista penale, ambito sempre molto caro ai grillini, dal 2013 ad oggi Tronchetti Provera ha ricevuto almeno due assoluzioni. La prima riguarda il caso dei “dossier illegali” (caso in cui, invero, non è mai stato nemmeno direttamente coinvolto); la seconda fa riferimento alla querelle che l’ha visto in tribunale a seguito di un’accusa di diffamazione inoltrata da Carlo De Benedetti. Anche in questo caso è stato assolto con formula piena perché il fatto non costituisce reato.

Da un punto di vista manageriale, l’ultimo quinquennio è stato caratterizzato almeno da due eventi fondamentali. Il primo è l’acquisizione di Camfin(o Cam Finanziaria), società inizialmente co-partecipata dall’amico di lunga data Massimo Moratti. La Camfin ha poi finito per possedere l’11% delle azioni in quell’operazione che ha portato Pirelli a tornare in borsa nel 2017, dopo due anni di assenza.

L’attività manageriale di Tronchetti Provera, quindi, non è stata denaturata neanche con l’ascesa di un movimento che guarda all’Italia prima che all’Europa. Si tratta di un segnale netto del fatto che anche quando gli equilibri politici mutano, è importante mantenere fisso lo sguardo su orizzonti lontani, guardare al di là delle Alpi nonostante il braccio di ferro che si può instaurare fra l’Unione Europea e uno dei suoi stati membri.

Tronchetti Provera, che conosce il mondo imprenditoriale da oltre quarant’anni, questo lo sa e ha dimostrato di riuscire a darne forma applicativa anche in un contesto storico in cui ragionare in grande viene troppo spesso – e a torto – considerato sinonimo di ragionare male.